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La rivista online di Legacoop Liguria

1909: una cooperativa di consumo tra impiegati e professionisti

«Per iniziativa di autorevoli e benemeriti cittadini, si è costituita in Genova una Cooperativa di consumo. Ecco alcuni accapi [capoversi] della circolare che annuncia tale costituzione.

‘Non vi è famiglia nella nostra città, che, quotidianamente, non elevi un grido di ribellione legittima contro l'ascensionale aumento dei generi alimentari di prima necessità il cui prezzo ha raggiunto ormai un limite superiore anche a quello delle principali città d’Italia, con gran disagio dell’economia domestica.

E nemmeno è dato di ottenere a cosi caro prezzo generi genuini e non adulterati! Anche l'igiene, dunque, e la salute pubblica sono insidiate dalla sempre crescente bramosia di lucro. Da nessuno viene intanto provveduto a questo impressionante stato di cose, che pur dovrebbe meritare una speciale attenzione dagli Amministratori della cosa pubblica.

Il modo migliore e più naturale di provvedervi è senz'alcun dubbio l'unione degli sforzi dei consumatori per crearsi un'azienda propria la quale, per quanto riguarda il vitto, dia affidamento, con proprio controllo, della genuinità e salubrità dei prodotti destinati al nutrimento e con una leale concorrenza sulla bontà degli stessi, modicità di prezzi e regolarità di servizio ponga un freno alla smodata avidità degli intermediari fra la produzione ed il consumo.

Con la visione di questa mèta da raggiungere, volonterosi cittadini hanno promosso la costituzione di una Società Cooperativa intitolandola: Cooperativa Genovese di consumo, anonima a capitale illimitato, formato con azioni da L. 25 da versarsi anche a rate di L. 2,50 mensili per azione, in modo da facilitare l'adesione anche alle borse più modeste.

L'inizio è assai promettente. La nuova Cooperativa, che ha aperto appositi spacci, cominciando dalla vendita del latte puro e genuino, ha ottenuto risultati insperati. I nostri auguri migliori l'accompagnino a quelle maggiori vittorie, che non potranno certo mancarle, se l'appoggio degl'interessati sarà sempre quale è doveroso sperare’».

 

Da «La Cooperazione Italiana», 2 ottobre 1909.

 

Centodieci anni fa, guardando al successo crescente della consorella di Sampierdarena (nata nel 1864) e di altre esperienze locali, ma soprattutto al largo consenso ottenuto dall’Unione Cooperativa milanese di Luigi Buffoli, prendeva avvio in forma strutturata anche a Genova una cooperativa di consumo che si prefiggeva di allargare le finalità e la base sociale al mondo delle professioni e al ceto medio.

 

Nell’economia della città di inizio secolo, ancora ristretta nei confini ottocenteschi e dall’identità distinta rispetto ai comuni industriali del ponente, stava aumentando considerevolmente il peso dei servizi di pubblica utilità, del credito, delle assicurazioni, del commercio e delle comunicazioni. Naturale quindi, per la nuova realtà cooperativa, guardare ai bisogni di altre classi sociali, rispetto alla tradizionale base popolare e artigiana che ne aveva determinato le iniziali fortune.

 

La Cooperativa Genovese di Consumo, che si riprometteva da statuto di «giovare all'economia domestica col provvedere il latte integrale e suoi derivati ed eventualmente altri articoli di consumo», era promossa da commercianti, impiegati statali, commessi di commercio, ragionieri, imprenditori, avvocati (tra i quali il notissimo Giuseppe Macaggi), docenti universitari come Ettore Cavalli e Luigi Arata. 

 

Oltre ad assolvere autonomamente gli scopi sociali, la cooperativa si avvaleva della facoltà di associarsi ad altre realtà del consumo, sia aziende private sia aziende pubbliche, ammettendo tra i propri associati anche corpi morali e altre istituzioni sociali. L’ottanta per cento degli utili era distribuito ai soci in ragione degli acquisti effettuati, secondo la prassi del ristorno.

 

La nuova compagine trovava ancora una volta nella trasformazione e distribuzione la sua cifra identificativa, e nel latte la tipologia produttiva in grado di saldare (con una filiera corta, diremmo oggi) le esperienze cooperative agricole con le esigenze del consumo urbano. La questione del latte a inizio ‘900 sollevava, infatti, non poche preoccupazioni di natura igienica e sanitaria: molto elevata la domanda, in particolare da parte delle numerose strutture di assistenza e ricovero. Non equivalente in termini qualitativi l’offerta, soggetta a sofisticazioni di ogni tipo a scapito delle capacità nutrizionali di un prodotto che, associato ai suoi derivati, costituiva larga parte dell’alimentazione quotidiana cittadina: «Ma cosa beviamo a Genova, sotto forma e colore del latte? Una bevanda che proviene, il più delle volte, da mucche di dubbia sanità, mal custodite in stalle antigieniche, sporche, munte da mani poco pulite, messo poi in recipienti equivoci, scremato, battezzato con larga onda d’acqua; quando ancora non si tratta di una miscela di acqua e sostanze amidacee!» (La questione del latte, “Il Lavoro”, 12 febbraio 1905).

 

La federazione locale, che già nel 1900 aveva promosso la nascita del Consorzio agrario cooperativo, appoggiò questa ed altre iniziative il cui denominatore comune non era più, come agli esordi, la necessità di assicurare il paniere minimo alla classe operaia, bensì elevare la qualità dei prodotti e vincere la concorrenza grazie al controllo della filiera. [ST]