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La rivista online di Legacoop Liguria
Ed. Dicembre 2019

Di Rochdale e unicorni: immaginare nuove forme di lavoro cooperativo

Tutti i recenti indicatori e le riflessioni della sociologia del lavoro forniscono gli elementi utili per comprendere a grandi linee l’impatto che le nuove tecnologie hanno e avranno a breve termine sulla tipologia occupazionale richiesta dalle aziende e sulle direzioni in cui l’autoimprenditorialità è destinata a evolvere.

 

Se l’attenzione dei policy maker e degli operatori è stata sin qui rivolta prioritariamente verso il lavoro dipendente, stanti i fenomeni già visibili di uberizzazione e di perdita dei diritti elaborati nell’ultimo quarto dello scorso secolo, non meno importante è la riflessione sulle nuove reti di tutela del lavoro indipendente, in particolare quello culturale e creativo che già rappresenta una componente importante dell’attività dei freelance, cresciuti esponenzialmente in Italia e in Europa nell’ultimo decennio, e vera zona grigia della nuova società dei servizi in termini di tutela e rappresentanza.

 

Un quadro sicuramente stimolante è offerto dal contributo di Francesca Martinelli di Doc Servizi, Pegasus company: un modello innovativo di cooperazione in Europa, recentemente pubblicato nel volume a cura di Raffaele Morese La persona, il lavoro (EdizioniLavoro 2019), significativamente promosso dall’Associazione Astrolabio del Sociale, dedicata alla figura di Pierre Carniti (1936-2018), dirigente sindacale che tra i primi cercò di coniugare lavoro e sostenibilità quando si iniziava da poco a ragionare sulla frammentazione del mondo del lavoro derivante dalla deindustrializzazione e dall’evoluzione del terziario.

 

Nel vasto ambito della Co-Economy (vedi approfondimento su Infolega di maggio 2019), la cooperazione tra professionisti offre più di uno spunto, raccordandosi con i presupposti stessi della nascita delle prime unioni tra i lavoratori della seconda rivoluzione industriale, che elaborarono pratiche di condivisione e di mutuo-aiuto originali, di cui è ancora debitrice la cooperazione economica. I nuovi bisogni indotti dall’Industry 4.0 stanno ora stimolando nuove modalità di rappresentanza, di interscambio di conoscenze e relazioni, di policy per negoziare migliori condizioni di lavoro.

Perché ripensare ora a quelle antiche esperienze per rimodularne di innovative? Proprio per il portato di novità rivoluzionarie che tali sperimentazioni ebbero sulla società dell’epoca. Laddove storicamente si è più radicato il fenomeno della produzione lavoro in cooperativa, ritroviamo ora le soluzioni più all’avanguardia nell’immaginarne i modelli più consoni alle trasformazioni delle professioni intellettuali e connettere in un network le diverse competenze.

 

È il caso di Doc Servizi, nata nell’area padano-veneta (6000 membri e oltre 50 milioni di euro di fatturato) e della parigina Coopaname, cooperativa di attività e di impiego (CAE) con 850 membri, 10 milioni di euro di volume che salgono a 170 considerando la globalità della rete. Si tratta di esempi evoluti di reti di professionisti e attività innovative di co-working, in grado di abilitare connessioni in grado di ottimizzare i costi, alimentare le opportunità, controllare il mercato e garantire allo stesso tempo le necessarie tutele sociali.   

 

Tali iniziative hanno ora un nome: Pegasus Companies, concetto di cui siamo debitori all’autrice, per la quale si tratta di «società che nascono dalla volontà di differenziarsi dalle forme di produzione classiche e, mettendo al centro della propria azione la persona e non i capitali, scelgono di strutturarsi secondo il modello cooperativo». Opposte quindi alle Unicorn Companies, le grandi piattaforme digitali che hanno saputo rapidamente intercettare i vantaggi della sharing economy, stravolgendone i presupposti impliciti di equità nella produzione e nella distribuzione del valore, introducendo nuove forme di sfruttamento e sottraendosi alle comuni prassi di regolamentazione e controllo. Con l’esito scontato di alimentare il fenomeno della gig economy, l’economia dei lavoretti e delle sue nuove diseguaglianze.

 

Così come nella cooperazione delle origini e nelle moderne declinazioni (come le cooperative di comunità operanti nelle public utilities), le Pegasus Co consentono di produrre beni e servizi che non risulterebbero accessibili individualmente, nel rispetto dei sette Principles elaborati a Rochdale a metà dell’Ottocento e coprendo nella rappresentanza forme di lavoro che il sindacato tradizionale stenta a intercettare per più di un motivo. Le Pegasus, richiamandosi al modello europeo delle origini, offrono infatti ai soci-lavoratori l’opportunità di essere accompagnati nello sviluppo dell’attività (non solo nella fase di startup), facendo crescere la professionalità, fornendo accesso a uno statuto che garantisce le tutele sociali e predisponendo la massa critica, la coalizione, precondizione per negoziare

migliori condizioni di lavoro.

Rifarsi a Rochdale, cui l’autrice fa esplicito riferimento nel testo, è così qualcosa di più di un invito: equivale a rimarcare la centralità del lavoratore che opera in quella zona grigia priva di tutele e rappresentanza in cui si anima gran parte della produzione culturale e creativa in Italia, e che nelle piattaforme cooperative di autogestione può ritrovare la propria community, la propria costellazione, con e attraverso cui elaborare concretamente innovativi e sostenibili percorsi di autoimprenditorialità [S.T.].

 

La persona il lavoro. 1º Annuario Associazione Astrolabio del Sociale. Premio Pierre Carniti, a cura di Raffaele Morese, EdizioniLavoro 2019 [ISBN: 9788873134565]

 

l’estratto del contributo: Pegasus company: un modello innovativo di cooperazione in Europa

di Francesca Martinelli leggi anche: Unicorno, zebra o Pegaso? Prospettive dietro i giganti della sharing economy, Doc Magazine, 27 febbraio 2018