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La rivista online di Legacoop Liguria
Ed. Giugno 2020

Quattro mq di spazio infinito: imprese di comunità e beni comuni nella ricerca Euricse

In lizza per il podio della cooperativa di comunità più piccola d’Italia, l’Edicola 518 di Perugia, 4 soci e 2 dipendenti, è una delle tante dimostrazioni di come si possa costruire impresa e ricostruire comunità facendo leva sulla rivitalizzazione delle funzioni di un semplice chiosco e prendendosi cura al tempo dei luoghi circostanti. La piccola rivendita di quotidiani (in crisi, come tutto il settore), rilevata dai soci della cooperativa, è diventata in breve tempo un punto di riferimento per l’editoria periodica indipendente, con all’attivo un servizio di e-commerce specializzato, ma soprattutto rappresenta l’esito di un processo di rivitalizzazione del centro storico perugino, mosso da un gruppo di cittadini attivi con un’importante esperienza culturale alle spalle: «quattro metri quadri di spazio infinito», di agorà culturale e creativa, di confronto costante. 

 

L’iniziativa nel capoluogo umbro, che non è nuovo a imprese comunitarie di successo (si pensi al cinema PostModernissimo di Anonima Impresa Sociale Soc. Coop.) è una delle buone pratiche al centro della presentazione, tenutasi lo scorso 20 maggio, della ricerca Euricse “Rapporto Imprese di comunità e beni comuni. Un fenomeno in evoluzione”.

 

Da tempo l’istituto di ricerca Euricse è attivo sul fronte della cooperazione di comunità e sulla sua possibilità di catalizzazione delle risorse latenti presenti nei territori, delle numerose esperienze di cittadinanza attiva che animano le nostre città e aree interne che sono al centro anche della ricerca su beni comuni e cooperative di comunità in Liguria condotta da coop DueTreDue e Legacoop Liguria.

 

Al centro dello studio quali-quantitativo sono le possibilità di sostenere soprattutto le realtà italiane con un’eredità storica di cooperazione più debole, con minore capitale sociale, con la minore capacità di costruire reti di relazione. Un’indagine che prende in considerazione gli ultimi due anni, che hanno visto la crescita esponenziale delle imprese di comunità (109 censite al momento in Italia) e l’avvio di percorsi istituzionali mirati alla regolamentazione e alla dotazione finanziaria necessaria, in Toscana come in Abruzzo.

 

Ragionare sulle possibilità di impresa a partire dai beni comuni è una delle letture possibili per l’economia dei territori alle prese con le difficoltà post Covid-19. Non a caso, durante la presentazione del report sono stati toccati numerosi aspetti che vedono le imprese di comunità come una delle chiavi per ripensare al turismo, all’agricoltura, ai servizi alla persona e ai servizi di pubblica utilità in termini di sostenibilità, come occasione di sviluppo e leva per attrarre investimenti in settori di mercato.

 

Non dimenticando – come avverte Jacopo Sforzi di Euricse, la necessità di promuovere nuove iniziative concrete in grado di stimolare processi di coinvolgimento nei territori senza dare per scontata la cittadinanza attiva: solo stimolando realmente i cittadini che vivono il territorio, le organizzazioni di settore, i vari stakeholders e le amministrazioni pubbliche sarà possibile un nuovo modello di governance dello sviluppo locale. 

 

Sebastiano Tringali

 

Il video della presentazione e la ricerca a cura di Cristina Burini e Jacopo Sforzi (scaricabile dal sito di Euricse).

 

Credits immagine: Eugène Atget (1857-1927), Kiosque à journaux, square du Bon Marché (via Gallica BnF, Paris)