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La rivista online di Legacoop Liguria

Identikit della cooperazione culturale

 

Aldo De Jaco, Insieme, creativamente: bilancio di due anni di vita delle cooperative culturali, «La Cooperazione italiana», 9 aprile 1977.

 

«L’associazione della cooperazione culturale realizza ora che è alfine venuto il momento anche della letteratura, della pittura, della scultura, ecc., in generale della cultura, di trovar spazio nell’arena cooperativa. Non è questo l’essenziale, però. C’è soprattutto da mettere in conto che la quercia sempre più grossa dell’industria culturale capitalista ha incominciato a produrre ghiande sempre più piccole e indigeste, ha limitato insomma sempre di più lo spazio della creatività, e la creatività di conseguenza è diventata quasi sinonimo di contestazione.

 

Dunque dalla realtà più concreta e oggettiva è venuta una spinta potente a cercare nuove forme di produzione, forme di libertà della produzione; e soprattutto questo, in effetti, ha propiziato l’incremento della cooperazione culturale.

 

Il nostro problema era vivere – cioè produrre, creare, comunicare con gli altri – in questo lunghissimo epilogo che caratterizza il XX secolo, in questo lunghissimo momento della transizione verso un regime meglio adeguato allo sviluppo delle forze sociali. Che fare, dunque? C’è chi ha cercato e cerca forme nuove della libertà di espressione e del collegamento con le masse, fiducioso di ritrovare così un suo spazio vitale.

 

Da questa ipotesi deriva essenzialmente il grande sviluppo della cooperazione culturale, come superamento dell’individualismo e organizzazione delle capacità e dei bisogni.

 

In modo non molto differente da come lo ha fatto a suo tempo il bracciante o il muratore, l’uomo di cultura si organizza oggi per aumentare le sue capacità di intervento, di lotta, di produzione. Nello stesso tempo egli si rende conto che in questo modo si schiera per un prodotto culturale che si riconosce insieme mezzo e messaggio.

 

Egli cioè si sottopone al vaglio del mercato – che è poi, nelle condizioni attuali, l’incontro con il pubblico – e nello stesso tempo accetta la definizione del suo prodotto nell’ambito del sociale, come voce, meditazione, ricerca, esperienza di una collettività. Condizione che non appassisce e non umilia la libertà della sua ricerca, anzi dà a questa ricerca un senso, una eco di storicità, ne aumenta le possibilità di comunicazione.

 

L’ipotesi che si esprime nella cooperazione culturale appare insieme avveniristica e radicata nel presente, esprime la possibilità di essere insieme organizzati e creativi, senza rinunziare ad alcunché anzi avendo la consapevolezza di aver imbroccato l’unica via aperta a chi non voglia entrare nel sistema dominante, a occupare una sua casella ben definita».

 

Il 28 maggio 1975 si era costituita l’Associazione nazionale della cooperazione culturali, cui inizialmente avevano aderito 66 cooperative italiane, in gran parte teatrali e cinematografiche. A distanza di due anni, aderivano 208 cooperative (78 teatrali, 55 editoriali, 40 cinematografiche, 23 di animazione, 7 musicali, 3 grafiche, 2 di balletto). A livello territoriale, nel 1977 la cooperazione culturale era presente in quasi tutte le regioni italiane (Lazio 99, Lombardia 35, Emilia-Romagna 18, Campania 14, Piemonte 12, Toscana 11, Liguria 5, Veneto 4.) (Identikit della cooperazione, ivi).